Due secondi… se ci pensi, cosa sono due secondi… un fulmine, un istante, una goccia quasi insignificante nelloceano del tempo che viviamo. Eppure, due secondi possono voler dire molto. Quando corri verso un obiettivo e questo ti è sfuggito per tanto così, pochi maledettissimi secondi che ti separano da un piccolo sogno che eri quasi riuscito ad acciuffare. Allora rimpiangi il non aver osato, ripensi alla partenza un po’ complicata che una corsa può riservare, al podista che ti ha tagliato la strada costringendoti a rallentare, alla “pausa” che spezza il ritmo perché hai incontrato un runner che conosci e col quale “perdi un po’ di tempo” a scherzare, prima di lasciarlo indietro, che tanto ci vediamo al traguardo. Ripensi a tutto questo quando, nellOlimpico vuoto di spettatori ma gremito di atleti, guardi il cronometro dopo il traguardo che segna 40 e sei felice perché sai di aver migliorato, ma al tempo stesso un po’ deluso perché sono anni che sogni di vedere un 39 in una gara ufficiale. Sarà per la prossima, cè tempo per migliorare, oggi già sapevo che non ce lavrei fatta. Provi a consolarti e a guardare il bicchiere mezzo pieno, ma quel ronzio ti rimane in testa.

Poi ti ritrovi a passeggiare per Roma, rivedendo il film della giornata, la sveglia presto, il caffè offerto dal presidente, gli amici incontrati e non puoi non ripensare alla gara, ai primi chilometri corsi spensierati (perché non avevi voglia), al quinto chilometro, quando ti rendi conti che quel traguardo è a portata di mano, traguardo che sembra sfuggirti qualche chilometro più tardi, quando il doloretto al polpaccio e la fatica presentano il conto. E mentre passeggi e pensi a tutto ciò, il messaggio in chat, uno tra i tanti, che ti mostra la foto con in tempi ufficiosi (che poi saranno ufficiali): 39 58”! Due secondi, due infiniti e bellissimi secondi che ti fanno sentire leggero come una piuma, felice per un obiettivo che per molti vuol dir poco, ma per te vogliono dire tantissimo. Tutto passa, la fatica, il sonno, perché hai corso sotto i 40 e tutto il resto non conta. Due secondi diventano così lintervallo tra la delusione e la felicità.

Walter